Affrontare i processi cognitivi che generano errori sistematici nei giudizi e nelle decisioni della prassi medica A partire dagli anni settanta gli psicologi Amos Tversky e Daniel Kahneman hanno avviato una linea di ricerca volta a riconoscere e documentare negli esseri umani la presenza di una tendenziale violazione dei principi della razionalità classica (basata sulla logica deduttiva, la teoria della probabilità e quella della scelta razionale).
Molto frequentemente i giudizi, e le decisioni che ne conseguono, appaiono basarsi su euristiche del giudizio alternative ai suddetti principi. Dagli studi svolti è emerso che la tendenza sistematica a compiere determinati errori cognitivi non può essere superata con la loro semplice conoscenza o con il mero impegno a compierne di meno. Da questo punto di vista possiamo dire che esiste una stretta analogia fra bias cognitivi e illusioni percettive. Queste, come chiunque può facilmente constatare, non scompaiono solo riconoscendole come tali, né tantomeno sforzandosi di avere una percezione più oggettiva dell'immagine che le suscita.
Varie sono le euristiche che compromettono la nostra razionalità. L' anchoring , il confirmation bias , la pseudodiagnosticy , il base-rate neglet , il framing , l' overconfidence , l' hinsight bias ne sono solo alcuni esempi, la cui trattazione richiederebbe uno spazio che va al di là di quello che ci siamo qui concessi.
Nel 2002 gli studi condotti hanno fatto meritare a Daniel Kahneman (Amos Tversky è purtroppo scomparso prematuramente) il premio Nobel per l'economia, in quanto la sua ricerca psicologica ha fornito un notevole contributo alla comprensione, in quest'ambito, del giudizio e della decisione in condizioni di incertezza.
Le euristiche possono purtroppo giocare un ruolo rilevante nei più svariati ambiti, fra cui anche quello medico. Esse si affermano inoltre tanto più facilmente quando il medico deve tener conto di numerosi aspetti di un problema clinico e ponderarne il loro peso relativo. Le conseguenze danneggiano i pazienti e aggravano il carico di spesa che grava sul sistema sanitario nazionale.
Pertanto è essenziale acquisire conoscenze e competenze che consentano di controllare e contenere tali definite tendenze all'errore, così da evitare gli effetti distorcenti da esse prodotti sulla razionalità dei processi cognitivi attraverso cui il medico giunge a formulare i suoi giudizi e a definire le sue scelte.
Esistono infatti dei modelli lineari che hanno dimostrato di essere uno strumento estremamente efficace per poter integrare il numero spesso molto elevato di informazioni biomediche che occorre prendere rapidamente in considerazione. Essi sono quindi un potente ausilio per il giudizio medico, che consente di raggiungere livelli significativamente più elevati nelle capacità di diagnosi, prognosi e scelta terapeutica.
Inoltre possiamo fare ricorso a procedure mentali , dall'efficacia sperimentalmente verificata, che consentono di evitare gli errori cognitivi sistematici. Questa competenza a neutralizzare i bias cognitivi che interferiscono con il pensiero razionale - in gergo tecnico denominata debiasing - rappresenta oggi una componente essenziale della formazione professionale del medico. Il suo sapere comprendere anche la capacità di gestire i processi cognitivi per mezzo dei quali si elaborano le informazioni cliniche. Ciò è tanto più necessario in questo momento storico, in cui da una parte la prassi medica si confronta con una complessità crescente di informazioni disponibili e dall'altra i vari sistemi sanitari europei affrontano il problema di conciliare la necessità dell'assistenza medica garantita con quella di attuare un impiego razionale e non dissipativo delle risorse. Da questo punto di vista possiamo affermare che il programma della medicina basata sulle prove e quello dell'approccio cognitivo alla decisione medica sono senz'altro fra loro complementari.
A tal riguardo si consideri ad esempio l'importanza di:
- saper utilizzare l'evidenza scientifica non solo con i pazienti che rientrano all'interno dei criteri di campionamento degli studi clinici controllati ma anche con quelli che per varie ragioni ne esulano;
- saper leggere e integrare i dati sulla sensibilità e specificità degli esami medici;
- saper riconoscere l'utilità attesa di ciascuna delle possibilità terapeutiche disponibili per il paziente.
Le aziende sanitarie locali e le strutture mediche private che sono sensibili al tema e quindi interessate alla realizzazione di un seminario-training volto all'acquisizione degli strumenti utili all'avanzamento delle capacità di giudizio e decisione nella prassi medica possono mettersi in contatto. |