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Attacchi di panico e fobie
Un attacco di panico è caratterizzato da quattro o più dei seguenti sintomi: palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia; sudorazione; tremori; sensazione di respirazione difficoltosa o di soffocamento; sensazione di...
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Ansia generalizzata
Nel disturbo d'ansia generalizzato la persona ha difficoltà a controllare un'ansia e una preoccupazione frequenti ed eccessive che si manifestano la maggior parte dei giorni per almeno sei mesi e che hanno per oggetto una variegata gamma di eventi o di attivitè, come se ci si aspettasse una catastrofe imminente.
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Fobia sociale e fobie specifiche
La fobia sociale è definita da una forte e permanente paura delle situazioni sociali in cui si è esposti al giudizio di persone non familiari. Questa paura viene riconosciuta dalla persona stessa come irragionevole ed eccessiva.
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Disturbo d'ansia generalizzato

Claudio Lalla - medico,psicologo,psicoterapeuta Claudio Lalla - medico,psicologo,psicoterapeuta

Nel disturbo d'ansia generalizzato la persona ha difficoltà a controllare un'ansia e una preoccupazione frequenti ed eccessive che si manifestano la maggior parte dei giorni per almeno sei mesi e che hanno per oggetto una variegata gamma di eventi o di attività, come se ci si aspettasse una catastrofe imminente. Il continuo stato di allarme e vigilanza può prendere origine da qualsiasi circostanza ordinaria della vita quotidiana, riguardando ad esempio la salute e l'incolumità dei figli, il rendimento lavorativo o domestico o di studio, il proprio bilancio economico, ecc. Lo stato cronico di ansia e preoccupazione è associato con almeno tre dei seguenti sintomi: irrequietezza, sentirsi tesi o con i nervi a fior di pelle; facile affaticabilità; difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria; irritabilità; tensione muscolare (che può tradursi in cefalee); alterazioni del sonno come difficoltà ad addormentarsi e/o a mantenere il sonno. Spesso nel corso del tempo può dar luogo a una depressione secondaria.

Il trattamento del disturbo d'ansia generalizzata è eminentemente cognitivo. Anzitutto, con l'aiuto dello psicoterapeuta si prende coscienza di quelle convinzioni patogene che alimentano il disturbo. Si tratta di convinzioni prevalentemente inconsce e che finché rimangono tali possono condizionare indisturbate la vita mentale del paziente. Quando tali convinzioni vengono riconosciute, le preoccupazioni e il rimuginio, che prima potevano sembrare, almeno nel loro carattere sproporzionato, impenetrabili alla ragione, diventano finalmente chiare e comprensibili. Dopo questa prima fase auto-conoscitiva, in cui gli schemi disfunzionali vengono portati alla luce, si sviluppa il momento della loro messa in discussione, soprattutto attraverso la procedura del dialogo socratico e l'esposizione alle condizioni di incertezza che venivano da essi radicalmente avversate.

 

 

 

 

 

 

 


 




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