Si tratta solo di cenni utili per acquisire un'idea molto generale di come possono manifestarsi i disturbi mentali e pertanto di quale può essere il concreto campo di applicazione della psichiatria e della psicoterapia. D'altra parte, molti problemi emotivi non sono e non possono essere classificati.
Essi vanno allora diagnosticati senza ricorrere a una formula predefinita. Fatte queste premesse possiamo dare uno sguardo alla rapida panoramica qui sotto accennata.
- Schizofrenia e altri Disturbi Psicotici, i cui sintomi più caratteristici sono rappresentati dai deliri e dalle allucinazioni;
- Disturbi dell'Umore, fra cui:
il disturbo depressivo maggiore,
(comunemente indicato col termine depressione) caratterizzato da sintomi come umore depresso, diminuzione di interesse per le attività quotidiane, astenia, difficoltà a concentrarsi, significativa perdita o aumento di peso ed altri ancora;
il disturbo distimico, caratterizzato da sintomi meno gravi ma cronici, presenti cioè nella maggior parte del giorno e dei giorni;
il disturbo bipolare, in cui c'è la presenza di un solo episodio maniacale, oppure di episodi maniacali, ipomanicali o depressivi variamente combinati nel tempo;
il disturbo ciclotimico,
(spesso denominato ciclotimia ) cronico e caratterizzato dalla presenza di episodi ipomaniacali e periodi con sintomi depressivi;
- Disturbi d'Ansia, fra cui:
il disturbo di panico, caratterizzato dalla presenza di ricorrenti attacchi di panico, riconoscibili da sintomi come ad esempio le palpitazioni, la sensazione di soffocamento o di svenimento, la paura di stare male o quella di perdere il controllo di sé;
l'agorafobia, che può o no accompagnarsi al disturbo di panico, e che ha per oggetto luoghi o situazioni da cui sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali si ritiene che si potrebbe non essere soccorsi qualora si avesse un attacco di panico;
le fobie specifiche
la fobia per gli animali (ad es. la diffusa fobia per i cani),la fobia per i temporali, la fobia dei tunnel, la fobia dei ponti, la fobia degli ascensori, la fobia di volare, la fobia di guidare e la fobia dei luoghi chiusi (detta anche claustrofobia);
la fobia sociale,
una sorta di timidezza patologica
caratterizzata dalla forte paura di situazioni sociali in cui ci si sente esposti al giudizio degli altri;
il disturbo ossessivo-compulsivo
(chiamato spesso, in forma abbreviata, disturbo ossessivo), in cui si soffre sia per pensieri, impulsi o immagini a carattere intrusivo e ricorrente, sia per comportamenti o azioni mentali che ci si sente obbligati a mettere in atto per affrontare tale tipo di esperienza.
il disturbo postraumatico da stress, in cui, a seguito dell'esposizione a un grave evento traumatico e all'interno di un più vasto corteo di sintomi, questo viene rivissuto reiteratamente;
il disturbo d'ansia generalizzato, caratterizzato da un'ansia rivolta a una gran quantità di eventi quotidiani;
- Disturbi Somatoformi, come:
il disturbo di somatizzazione, in cui persistono lamentele fisiche non spiegate da una condizione medica, o, se questa c'è, i sintomi lamentati sono sproporzionati rispetto a quel che ci si può effettivamente attendere;
il disturbo di conversione, in cui si presentano sintomi motori o deficit sensitivi non simulati e che non sono riconducibili a una causa neurologica o medica;
l'ipocondria, che a dispetto delle rassicurazioni prodotte da figure mediche, è caratterizzata dalla persistente paura o convinzione di avere una malattia grave;
il disturbo di dimorfismo corporeo, centrato sulla estrema preoccupazione per un supposto difetto nell'aspetto fisico;
- Disturbi Fittizi, in cui per assumere il ruolo di malato si ha la produzione e simulazione di sintomi fisici e psichici;
- Disturbi Sessuali, fra cui:
i disturbi del desiderio;
il disturbo maschile dell'erezione;
l'eiaculazione precoce;
il disturbo dell'orgasmo femminile;
il vaginismo;
- Disturbi dell'Alimentazione, come:
l'anoressia nervosa, caratterizzata da sintomi come il rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra di quello minimo normale per età e statura, la paura di diventare grasse, la distorsione dell'immagine corporea, la concomitante amenorrea;
la bulimia nervosa, in cui ritroviamo abbuffate ricorrenti unite ad abnormi condotte compensatorie volte a prevenire l'aumento di peso;
- Disturbi di Personalità, in cui si realizzano modelli permanenti di esperienza interiore e di comportamento che compromettono il benessere psicologico e l'adattamento sociale.
Le terapie
Per affrontare questi disturbi si può ricorrere a due strumenti fondamentali:
- l'intervento farmacologico;
- la psicoterapia.
Entrambe queste opzioni possono essere utili alla persona che soffre di un disagio emotivo. Scegliere l'una o l'altra, così come integrarle nello stesso progetto terapeutico, è sempre un atto da compiere con spirito critico e mai pregiudiziale.
Un discorso analogo va fatto anche nell'ambito dello stesso trattamento farmacologico, perché esso può essere compiuto a sua volta sia con farmaci convenzionali , sia con farmaci naturali . Quest'ultima possibilità va considerata come un arricchimento delle opportunità del medico e giudicata alla luce degli studi clinici controllati. Oggi, infatti, grazie ai progressi della ricerca scientifica disponiamo di una serie di farmaci naturali che in diversi casi possono essere assunti sia per raggiungere obiettivi fuori dalla portata di quelli di sintesi, sia per conseguire risultati analoghi ma senza il consueto corteo di effetti collaterali.
C'è poi, come abbiamo detto, la psicoterapia. Attualmente ne esistono scuole diverse. Ma in generale l'orientamento che ha ricevuto più conferme della propria efficacia clinica è quello della psicoterapia cognitiva
(detta anche terapia cognitiva, psicoterapia cognitivo-comportamentale o terapia cognitivo-comportamentale). Si tratta di un intervento volto al superamento dei disturbi emotivi attraverso il cambiamento dei significati che la persona attribuisce agli eventi della sua vita. Si ritiene infatti che sia proprio la personale struttura profonda di generazione dei significati che orienta i pensieri, le valutazioni, le emozioni e i comportamenti.
Alla luce di tale idea portante la psicoterapia cognitiva si riallaccia di fatto alla grande tradizione occidentale dell'etica ellenistica. Infatti, per 500 anni le scuole filosofiche del mondo antico si sono poste anche il problema di come promuovere l' eudaimonia , che va correttamente intesa come fiorire dell'umano, realizzazione personale e ben-essere. A tal fine le varie scuole, e soprattutto l'epicurea, la stoica e la scettica elaborarono sistemi concettuali e metodiche d'intervento che potessero efficacemente promuovere un cambiamento nei significati attraverso cui le persone costruiscono mentalmente se stesse e il mondo. Occorrerà attendere molti secoli perché il discorso iniziato dall'etica ellenistica possa, sia pur in forme nuove e in un contesto diverso, rinascere e svilupparsi.
E' nella seconda metà del secolo scorso che nasce in America, per poi diffondersi e svilupparsi anche in Europa, il cognitivismo clinico. Come nuovo paradigma teorico esso propone un modello terapeutico volto a superare i limiti di efficacia manifestati sia dalla psicoanalisi ortodossa che dal comportamentismo. Qual è l'operare di uno psicoterapeuta cognitivo?
Il primo compito che egli cerca di affrontare è quello di riconoscere i significati personali del paziente che entrano in gioco nel determinarne il disagio emotivo e la mancata realizzazione.
Tali significati però, pur essendo quotidianamente operanti, sono in tutto o in parte ignorati dal paziente stesso. Lo psicoterapeuta aiuta allora quest'ultimo a prenderne coscienza, così che possa confrontarsi criticamente con essi ed essere in grado di attuarne la modificazione.
Per promuovere nel paziente questo genere di mutamento lo psicoterapeuta cognitivo fa ricorso a strategie diverse . Esse comprendono, fra l'altro (almeno per quanto riguarda chi scrive) le seguenti:
- il dialogo socratico, con cui il terapeuta aiuta il paziente a conoscere e a superare le sue convinzioni patogene attraverso un uso mirato delle domande che viene via via a rivolgergli;
- la formulazione di ipotesi di lettura degli eventi che siano alternative a quella che di volta in volta esprime il significato problematico;
- le prescrizioni comportamentali, grazie alle quali il paziente si consente di fare esperienze nuove a partire dalle quali può quindi elaborare nuovi punti di vista;
- la meditazione per immagini, attraverso cui il paziente realizza le esperienze nuove anche quando il loro svolgimento reale non è immediatamente e facilmente disponibile;
- le interpretazioni volte alla presa di coscienza esperienziale (che hanno generalmente per oggetto delle emozioni di cui il paziente non è cosciente) e quelle indirizzate alla presa di coscienza inferenziale (che si riferisce ai fattori che generano i significati che condizionano negativamente l'esistenza del paziente);
- l'uso della metafora, che permette - sapientemente usata - di facilitare notevolmente la creazione di nuovi punti di vista da parte del paziente;
- la buona gestione della relazione terapeutica, che da un lato ne valorizza l'aspetto della collaborazione paritaria e dall'altro ne può fare un laboratorio importante sia per il riconoscimento dei significati responsabili del disagio che grava sul paziente, sia per il loro superamento.
La frequenza dei colloqui è generalmente settimanale. La durata di una psicoterapia cognitivo comportamentale varia al variare del disturbo affrontato.
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